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Che cos’è il diritto del lavoro e di cosa si occupa

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Il diritto del lavoro è una branca della giurisprudenza che si occupa di tutte le questioni inerenti la disciplina del lavoro. Regola vari aspetti dei rapporti di lavoro e nasce come materia di mediazione di alcune annose problematiche sociali che sorgono con la rivoluzione industriale. In questo articolo esamineremo quali sono le caratteristiche di questo interessante campo del diritto.

Cos’è il diritto del lavoro

consulente del lavoroParlare di giurisprudenza è un conto, parlare di diritto e lavoro è un’altra. Le discipline sono legate, ma la prima è nata moltissimo tempo fa, mentre l’altra non è così antica. Quale fu la prima istituzione ad occuparsi di lavoro a livello mondiale? L’Organizzazione Internazionale del Lavoro, creata dalle Nazioni Unite e di cui fanno parte 178 stati.

Di cosa si occupa? Di creare un corpus di norme che i Stati devono rispettare e ratificare all’interno del proprio ordinamento. Grazie al suo operato molti paesi si sono convinti ad adottare politiche di sicurezza sul lavoro che prima non esistevano. Adesso in molti stati è possibile parlare di diritti e anche se nel mondo esistono ancora condizioni poco dignitose e disumane dei lavoratori è stata percorsa una lunga strada in questo senso.

L’Organizzazione del Lavoro non è l’unica istituzione a battersi in questo senso. L’Unione Europea da tempo pensa e promuove atti per garantire e diffondere una nuova cultura del lavoro. I ventisette stati membri hanno emanato nel corso di questi anni dei regolamenti atti a uniformare la materia del diritto del lavoro a livello europeo.

Diritto del lavoro nel mondo

Come si comportano i singoli stati in materia di diritto del lavoro? Prendiamo l’esempio dell’Australia. In questa nazione il governo negli ultimi vent’anni ha fatto molti passi avanti rispetto alle leggi in materia di lavoro. Molto importante fu il progetto di legge promosso nel 2005 dall’allora governo di John Howard, il cosiddetto Workchoice. Perché è così importante questo avvenimento? Perché l’Australia fino ad allora non aveva ancora rinnovato o il Concilation and Arbitration Act risalente addirittura al 1904.

In cosa consiste il WorkChoice?

  • Libertà di licenziamento per aziende con meno di 100 dipendenti
  • Contratti privati da datori e dipendenti
  • Limitazioni al diritto di sciopero
  • Possibilità di citare in giudizio i sindacati
  • Facoltà del governo di interrompere uno sciopero

Non vogliamo esprimere pareri politici in merito, e molti studiosi di giurisprudenza e scienze politiche hanno già ammesso che la sconfitta del centrodestra alle elezioni australiane del 2007 molto probabilmente è da ricercare in queste leggi sul lavoro molto dure.

Diritto del lavoro in Italia

In Italia il diritto del lavoro ha una lunga storia. Il codice civile è stata la prima fonte in questo senso. Ma negli anni Settanta anche nel nostro paese qualcosa è cambiato. I tempi erano maturi per ripensamenti e rinnovamenti della materia. Alcuni giuristi dell’epoca, come Gino Giugni, lavorarono duramente, con impegno e con intelligenza per fornire a tutti noi il cosiddetto Statuto dei Lavoratori.

Anche gli anni Novanta furono anni di cambiamento, con un’ondata senza precedenti di privatizzazione del diritto del lavoro pubblico in Italia. Una tendenza poi confermata in futuro dalla liberalizzazione del mercato del lavoro privato, sfociata anche negli anni Duemila con la cosiddetta legge Biagi, chiamata così in onore di Marco Biagi, giurista ucciso dalle Brigate Rosse. Un decreto legislativo del 2003 condusse alle innovazioni che conosciamo oggi, modificate recentemente dal Jobs Act del governo Renzi.

Riforme del lavoro in Italia: il jobs act

Per raccontare le recenti evoluzioni di diritto e lavoro non possiamo trascurare un approfondimento sul Jobs Act. Vogliamo ripercorrere con te la storia. Correva l’anno 2014 e durante il governo Letta l’allora segretario del Partito Democratico Matteo Renzi si fece promotore di un rinnovamento del mercato del lavoro. Per farlo introdusse nuove riforme che prevedevano:

  • l’introduzione di un contratto unico a tutele crescenti
  • un’agenzia per l’impego
  • un assegno di disoccupazione
  • la semplificazione delle norme vigenti
  • un nuovo assetto delle rappresentanze dei sindacati

Queste erano le basi di partenza grazie alle quali, durante il governo Renzi venne promulgato il Jobs Act, con due specifici provvedimenti e decreti legislativi emanati durante il 2015. Il jobs act è stato al centro del dibattito per anni, anche in seguito alla difficile interpretazione delle condizioni dei dipendenti statali, secondo alcuni sottoposti anche loro alle norme dei decreti. La corte di cassazione ha però stabilito che a loro si applica l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che non veniva modificato dalla legge Fornero.

Nonostante la politica la situazione del lavoro in Italia ha fatto preoccupare molti in questi anni, ma qualcosa sta cambiando. Nonostante i rapporti ISTAT noi crediamo che siano ancora numerose le possibilità di lavoro, se insieme costruiamo una nuova cultura di rete tra i vari attori sociali.

La formazione universitaria telematica con Niccolò Cusano

diritto del lavoro cos'èAbbiamo a cuore il mondo del lavoro, abbiamo a cuore il diritto del lavoro. Una delle nostre facoltà è Giurisprudenza, e come per le altre proposte formative accademiche, abbiamo scelto di concentrarci su discipline applicabili nell’immediato nella società e come professionalità.

Studiare diritto e lavoro significa comprendere le dinamiche che attraversano le questioni odierne, capirle dall’interno e contribuire a renderle efficaci e ottimali per gli individui e anche per le aziende.

La sicurezza sul lavoro, la difesa dei diritti dei lavoratori sono la base su cui costruire nuove e virtuose pratiche lavorative, nuove politiche al servizio di un progresso che vada di pari passo con lo sviluppo della società, sia dal punto di vista economico che umano.

Abbiamo puntato tanto sull’attivazione di un corso di laurea in Giurisprudenza. Perchè? Per fornire un’opportunità di lavoro concreta. Crediamo e lavoriamo ogni giorno per fare in modo che i nostri programmi si possano inserire in modo integrato nel mondo del lavoro. E le ricerche parlano chiaro. I laureati in giurisprudenza trovano lavoro più facilmente di altri laureati in diversi indirizzi. Soprattutto nel mondo del diritto del lavoro si stanno aprendo spiragli sempre più grandi. Le aziende, ma soprattutto le istituzioni, hanno bisogno di menti brillanti, formate e competenti, in questa branca del diritto, per approfondire il tema, studiarlo e trovare soluzioni che sappiano rispondere alle sfide costanti in un momento storico cruciale.

Diventare consulente del lavoro

Una delle professioni nuove che stanno recentemente emergendo è quella di consulente del lavoro. Non ha a che fare solo con il mondo della giurisprudenza, ma anche con l’economia. Chi sogna di percorrere questa carriera deve avere chiaro fin da subito cosa ci si aspetta dalla sua posizione.

Spesso viene svolta come consulenza esterna, per questo motivo i consulenti del lavoro sono liberi professionisti e gestiscono e promuovono il proprio servizio in modo esclusivo per un’azienda oppure per diverse aziende contemporaneamente.

Quale contributo offre alle aziende? Un punto di vista giuslavorista sull’amministrazione del personale e sui rapporti di lavoro. L’inquadramento del personale e le relazioni con l’azienda sono al centro delle sue valutazioni. Si occupa anche di amministrazione delle pratiche con gli enti legati al lavoro come:

  • centri per l’impiego
  • direzione del lavoro
  • INAIL
  • INPS
  • Organizzazioni sindacali

Formarsi in questo settore significa intraprendere innanzitutto un percorso universitario, in ambito giuridico o economico, in seguito al quale è possibile svolgere attività di praticantato e iscriversi all’Albo (dopo il superamento di un esame di stato). Il praticantato come consulente del lavoro consiste in un tirocinio che può durare fino a un massimo di diciotto mesi. L’attestazione di questo tirocinio insieme all’iscrizione all’Albo danno diritto a svolgere liberamente la professione.

Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

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